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Focus impianti. Il trattamento della frazione organica

Focus impianti. Il trattamento della frazione organica

10/5/2022 in: Gestione Rifiuti

In questo contributo dedicato all’igiene urbana, tra i servizi più critici della Capitale, vengono affrontate le preoccupazioni delle comunità locali interessate dalla realizzazione dei due biodigestori anaerobici con produzione di biometano per il trattamento della frazione organica (FORSU), raccolte dall’ACoS attraverso una consultazione che si è tenuta tra marzo e aprile 2022.

Considerando le motivazioni espresse da cittadini ed associazioni nel merito, il lavoro fornisce risposte tecnico-scientifiche imparziali che hanno lo scopo di fare chiarezza, distinguendo fra le preoccupazioni ideologiche o erronee e gli argomenti più fondati, rassicurando nel primo caso e suggerendo soluzioni nel secondo. In generale, vengono indicate le condizioni fondamentali per la realizzazione ottimale dei progetti.

L’analisi delle migliori scelte possibili per ottenere un ciclo dei rifiuti davvero efficace mette in evidenza lo stretto legame tra la qualità della raccolta, che dipende dai comportamenti individuali di ciascuno di noi, e l’adeguamento impiantistico, insieme alla capacità da parte dell’Amministrazione di garantire una strategia di breve periodo in grado di restituire ai romani la fiducia nelle istituzioni.

Per facilitare la comprensione delle risposte tecniche, l’ACoS ha predisposto una serie di FAQ che circoscrivono tutti gli argomenti di preoccupazione espressi dai cittadini e dalle associazioni a proposito della realizzazione degli impianti di biodigestione.

  Focus Impianti. Il trattamento della frazione organica (pdf) 


  FAQ 

1. Una strategia di chiusura del ciclo dei rifiuti di tipo RIFIUTI ZERO consente di evitare l’impiantistica di trattamento e smaltimento dei rifiuti?

No. Per RIFIUTI ZERO si intende una programmazione del ciclo dei rifiuti che privilegi l’economia circolare e quindi il riuso, il riciclo, il recupero di materia e il recupero energetico; ciò non toglie che il ciclo dei rifiuti richieda comunque un’impiantistica di supporto. In particolare:

  • non è vero che si può fare a meno di una discarica di servizio (necessaria per accogliere i residui dei trattamenti, sia dei rifiuti indifferenziati, sia di quelli differenziati avviati a riciclo e recupero);
  • la termovalorizzazione dei rifiuti non riciclabili permette di minimizzare gli scarti e le ceneri da inviare a discarica;
  • gli impianti di trattamento della frazione organica da raccolta differenziata con recupero energetico garantiscono il miglior impatto ambientale, soprattutto tenendo conto della dipendenza energetica dell’Italia dall’estero e dalla produzione termoelettrica alimentata da combustibili fossili.
2. Quali sono le alternative impiantistiche e le BAT (best available technologies) per il trattamento delle frazioni organiche da raccolta differenziata (FORSU)?

In estrema semplificazione, le alternative impiantistiche di trattamento delle frazioni organiche sono:

  • il compostaggio aerobico
  • la digestione anaerobica con produzione di biogas valorizzato energeticamente attraverso cogenerazione
  • la digestione anaerobica con produzione di biometano

In un’ottica di economia circolare, un sistema integrato di gestione dei rifiuti oltre al recupero di materia non può prescindere dal recupero energetico.

La digestione anaerobica con produzione di biogas da trasformare in biometano rappresenta una possibilità, tecnicamente percorribile, di valorizzazione energetica delle frazioni organiche che al momento garantisce la massima circolarità, nonché la maggiore tutela dell’ambiente e della salute e rappresenta quindi allo stato dell’arte la migliore alternativa tecnologica.

3. Quali tecnologie sono previste per gli impianti di trattamento della FORSU a Casal Selce e a Cesano?

A Casal Selce e a Cesano saranno realizzati impianti di digestione anaerobica, con l’upgrade per la produzione di biometano dal biogas, integrati con una fase di post-compostaggio aerobico.

Questa tecnologia è a basso impatto ambientale: implica una sostanziale riduzione dell’impatto ambientale complessivo per tutti i parametri (riscaldamento globale, energia non rinnovabile, impatto respiratorio ed ecotossicità terrestre); contribuisce all’economia circolare; evita le emissioni odorigene e quelle derivanti dalla cogenerazione in loco del biogas pur consentendo il recupero energetico; a parità di materiale in ingresso produce un compost di migliore qualità sia rispetto al processo esclusivamente anaerobico, sia a quello esclusivamente aerobico; minimizza gli scarti a discarica.

4. Si può stimare la frequenza giornaliera del traffico pesante indotto dall’attivazione dei biodigestori di Casal Selce e Cesano per il trattamento della frazione organica?

Nell’ipotesi di trasporto su gomma, l’aggravio del traffico pesante può essere stimato tenendo conto della potenzialità massima di trattamento annuo di ognuno dei due biodigestori (100 mila tonnellate/anno), delle giornate di lavoro (circa 310 giornate dal lunedì al sabato) e della dimensione dei mezzi di trasporto. Ogni giorno potrebbero essere lavorate in media 320 tonnellate di organico: ipotizzando l’uso di camion da 7,5 tonnellate, si può stimare un traffico pesante giornaliero indotto di circa 45 camion, cui si aggiungerebbe quello leggero eventualmente legato al personale impiegato negli impianti.

5. Qual è la tipologia di trattamento della FORSU meno impattante in termini di emissioni totali dell’impianto?

Fra compostaggio aerobico e digestione anaerobica, le emissioni totali dell’impianto sono meno impattanti nel caso della digestione anaerobica (DA), soprattutto se con upgrade per la produzione di biometano, dato che questa tecnologia evita non solo i cattivi odori, ma anche la cogenerazione in loco e consente di risparmiare combustibili fossili.

L’impatto ambientale riconducibile al trattamento anaerobico dell’organico (anche senza upgrade per la produzione di biometano) è infatti nettamente migliore di quello aerobico, sia in termini di bilancio energetico complessivo, sia in termini di emissioni di gas serra (CO2 equivalenti)1.

L’upgrade per la produzione di biometano implica una ulteriore riduzione dell’impatto ambientale complessivo per tutti i parametri: riscaldamento globale (Global Warming, GWP), energia non rinnovabile (NREP), impatto respiratorio (RINP) ed ecotossicità terrestre (TECP). Tutti i valori complessivi per ciascuna categoria di impatto ambientale sono negativi (per GWP e NREP) o pressoché neutrali, evidenziando che l’impianto da rifiuti organici con produzione di biometano implica una sostanziale riduzione dell’impatto ambientale complessivo2.

Inoltre, l’integrazione dei processi anaerobico e aerobico (DA + post-compostaggio) dei rifiuti organici potrebbe determinare una riduzione annua delle emissioni di GHG (Greenhouse Gases, gas a effetto serra) pari a quasi il 23% di quelle di un impianto di solo compostaggio aerobico di capacità di trattamento equivalente3.


1. Slorach P.C. et al. (2019), Energy demand and carbon footprint of treating household food waste compared to its prevention, Energy Procedia, volume 161, march 2019, pp. 17-23.
2. Ardolino F., Parrillo F., Arena U. (2018), Biowaste-to-biomethane or biowaste-to-energy? An LCA study on anaerobic digestion of organic waste, Journal of Cleaner Production, 174, pp. 462-476. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0959652617326240
3. Marchi M., Biagini A., Mangiavacchi S., Menghetti F., Vigni F., Pulselli F. M., Bastianoni S., Marchettini N. (2015), Integration of anaerobicaerobic digestion of organic wastes: GHG emission impacts at micro and macro scale, Procedia Environmental Science, Engineering and Management, 2-(4), pp. 263-269.

6. Esistono studi affidabili sull’impatto ambientale comparato delle diverse opzioni di trattamento della FORSU?

Sì. La digestione anaerobica (DA) con post-compostaggio, rispetto al solo compostaggio aerobico, da un’analisi della letteratura scientifica, mostra un minore impatto ambientale. La produzione di biometano, ed il suo utilizzo negli autoveicoli in sostituzione delle fonti fossili, rappresenta lo scenario migliore con un bilancio netto negativo a livello di emissioni. In particolare, gran parte dei minori impatti deriva dal minore consumo di combustibili fossili e dalle emissioni evitate per il loro utilizzo in autoveicoli.

La maggiore efficienza energetica e il contestuale minor impatto ambientale della soluzione integrata ANAEROBICA/AEROBICA sono stati confermati di recente da uno studio del 20221, in cui vengono valutate 19 categorie di impatto per due compost ottenuti a partire da FORSU tal quale e da FORSU preventivamente sottoposta a DA. Il trattamento della FORSU attraverso la DA prima del compostaggio è risultato più vantaggioso per l’ambiente rispetto al compostaggio diretto della materia prima che ha mostrato impatti ambientali maggiori per 17 categorie su 19. Inoltre, nella categoria cambiamento climatico, il risparmio netto totale di CO2eq./t è stato calcolato rispettivamente in soli ?12 kg per il compost diretto da FORSU e in ?434 kg per il compost da FORSU sottoposta preventivamente a DA. I dati sono di particolare interesse in quanto prende in esame i due scenari, compostaggio e DA+compostaggio, all’interno dello stesso impianto e con il medesimo materiale in ingresso: in questo modo si ha una comparativa molto più solida rispetto a confronti svolti tra impianti differenti e probabili differenze anche nel materiale trattato.


1. Le Pera et al. (2022), Composting food waste or digestate? Characteristics, statistical and life cycle assessment study based on an Italian composting plant, Journal of Cleaner Production, Volume 350, 20 May 2022, 131552.
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0959652622011714#bib56

7. Quali sono le emissioni specifiche dell’impianto di digestione anaerobica, senza e con upgrade per la produzione di biometano?

A livello di emissioni, le ricadute strettamente legate al processo di digestione anaerobica (DA) con produzione di biogas sono principalmente dovute ai consumi di energia elettrica (se non autoprodotta) o alle emissioni in atmosfera della combustione connessa all’eventuale cogenerazione. Quest’ultimo aspetto rappresenta una delle principali possibili preoccupazioni per la salute legate al trattamento anaerobico delle frazioni organiche. L’upgrade della DA, con trasformazione del biogas in biometano, esclude le fasi di cogenerazione, eliminando quindi gli effetti nocivi della combustione in loco (che non avviene più).

Invece i contributi relativi all’utilizzo del biometano come carburante per i trasporti sono limitati e principalmente legati alle emissioni di particolato e protossido di azoto, poiché la CO2 originata dalla sua combustione, essendo biogenica, è neutrale a livello di gas serra (GHG). Infine la possibilità di produzione di CO2, ottenuta dall’upgrade da biogas a biometano, per uso industriale o alimentare in funzione del grado di purezza raggiunto, andrebbe ad aggiungersi alle voci di diminuzione a livello di GHG, collaborerebbe all’economia circolare e rappresenterebbe un’altra possibile di remunerazione economica.

8. L’estrazione di biometano dal biogas comporta perdite di metano?

Le perdite di metano sono di ordine nettamente inferiore all’1%. In estrema semplificazione, nell’upgrade:

  • da biogas (55% metano CH4, 44% anidride carbonica CO2, 1% altro: azoto N2, ossigeno O2 e idrogeno H2)
  • a biometano (97% metano, 1,5% anidride carbonica; 1,5% altro)

per sottrazione della CO2, si ottiene un residuo gassoso di trattamento composto prevalentemente di anidride carbonica e di una piccola percentuale di metano. Tale valore è per la maggior parte delle tecnologie di upgrade inferiore all’1%, fino alle efficienze migliori in cui si hanno perdite di metano solo dello 0,04%.

9. Qual è il trattamento della FORSU che permette di ottenere la migliore qualità del compost per usi agricoli?

La qualità del compost in uscita prodotto da FORSU è determinata non solo dal tipo di tecnologia adottata, ma soprattutto dalle caratteristiche del materiale in ingresso. La scarsa qualità del compost è principalmente dovuta alle impurità presenti nella materia prima, che possono essere inerti al processo biologico, come il vetro, o possono inquinare il suolo, come plastica e metalli. Di conseguenza, un'elevata efficienza del sistema di separazione della FORSU alla fonte rappresenta il primo livello per garantire un compost di alta qualità ed è sempre da preferire ai processi di separazione post-raccolta.

A parità di materiale in ingresso, è dimostrato che il trattamento integrato anaerobico/aerobico permette di ottenere una migliore qualità del compost in uscita per gli usi agricoli.

La fitotossicità può infatti essere valutata mediante saggio biologico di germinazione e relativo indice (IG: fitotossicità maggiore al diminuire dell’indice). In uno studio del 20221, è stato calcolato che l’IG medio del compost da FORSU precedentemente sottoposta a DA è del 91% e generalmente superiore a quello del compost direttamente da FORSU (79%), dimostrando pertanto la minore fitotossicità del compost ottenuto dopo un primo processo di trattamento anaerobico.


1. Le Pera et al. (2022), Composting food waste or digestate? Characteristics, statistical and life cycle assessment study based on an Italian composting plant, Journal of Cleaner Production, Volume 350, 20 May 2022, 131552.
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0959652622011714#bib56

10. Il compost derivato dalla FORSU preventivamente sottoposta a digestione anaerobica presenta più inquinanti rispetto al compost direttamente da FORSU?

No. La migliore efficienza del processo integrato digestione anaerobica+post-compostaggio applicato alla FORSU, è dimostrato anche dalla maggiore efficienza di degradazione degli imballaggi a base di bioplastica1. La DA contribuisce alla disintegrazione del materiale, mentre il solo trattamento aerobico sembra essere quasi inefficace, soprattutto per l’acetato di cellulosa modificato. La presenza di acetato di cellulosa durante la DA della FORSU ha aumentato la resa in metano di circa il 4,5%. Inoltre le analisi biologiche hanno confermato l'assenza di possibili effetti tossici sul compost finale dal trattamento della bioplastica. 


1. Gadaleta et al. (2022), The influence of bio-plastics for food packaging on combined anaerobic digestion and composting treatment of organic municipal waste, Waste Management, Volume 144, 1 May 2022, pp. 87-97.
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0956053X22001477

11. Il compost derivato dalla FORSU preventivamente sottoposta a digestione anaerobica può essere utilizzato in agricoltura biologica?

Sì, in accordo con quanto stabilito in materia dalla Commissione Europea (20081).

Il compost da FORSU preventivamente sottoposta a digestione anaerobica agisce come sostituto dei fertilizzanti chimici, migliorando la struttura e la fertilità del suolo, aumentando la produttività e contribuendo alla sicurezza alimentare. Si calcola che nell'UE circa 60 milioni di tonnellate all'anno di FORSU potrebbero essere trasformate mediante DA e processi di post-compostaggio in circa un milione di tonnellate di azoto e 20 milioni di tonnellate di carbonio organico da destinare all'agricoltura e che oggi vengono invece sprecati attraverso il conferimento in discarica.


1. Regolamento (CE) 889/2008 della Commissione del 5 settembre 2008 recante modalità di applicazione del Regolamento (CE) 834/2007 del Consiglio, relativo alla produzione biologica, all’etichettatura dei prodotti biologici e ai controlli.
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32008R0889&from=EN

12. Gli impianti integrati anaerobico/aerobico (digestione anaerobica+post-compostaggio) producono più scarti da inviare a discarica rispetto al compostaggio aerobico?

No. Dai dati registrati dall’ISPRA e pubblicati nel Catasto Nazionale dei Rifiuti1, risulta in modo evidente che gli scarti a discarica sono molto più rilevanti negli impianti di semplice compostaggio aerobico rispetto agli impianti integrati anaerobico/aerobico.

Inoltre, nel Piano Regionale Rifiuti della Regione Lazio2, a pagina 90, si evidenzia come nel 2017 ben il 35,2% del totale prodotto in impianti di compostaggio aerobico è rappresentato da compost fuori specifica (CER 190503), per un quantitativo di 22.826 tonnellate ed interamente destinato allo smaltimento in discarica all’interno del territorio regionale. I dati del Piano Regionale Rifiuti Lazio sul compostaggio aerobico sono comprensivi di tutti gli impianti di compostaggio e non solo quelli che trattano la FORSU: se si considerano gli impianti in cui viene conferita prevalentemente la FORSU, la percentuale di scarti in uscita dagli impianti di compostaggio aerobico è ancora maggiore.

Sempre utilizzando i dati tratti dal Catasto Rifiuti ISPRA, nella Figura 1 (sotto) sono riportati input e output al 2020 degli impianti di compostaggio aerobico che trattano FORSU nella Regione Lazio. I dati evidenziano scarti da inviare a discarica in percentuale consistente, fino a una punta dell’82,9% per l’impianto Ama di Fiumicino; gli impianti inoltre non producono ammendante compostato verde (ACV), ma solo ammendante compostato misto (ACM). L’impianto di Aprilia, che riceve FORSU in minima parte, presenta un output completamente diverso.

Figura 1. Input e output degli impianti di compostaggio aerobico della FORSU nel Lazio (2020)

FONTE: ELABORAZIONI ACOS SU DATI DEL CATASTO NAZIONALE DEI RIFIUTI, WWW.CATASTO-RIFIUTI.ISPRAMBIENTE.IT.

I dati del Catasto Rifiuti, per gli impianti integrati che prevedono DA e compostaggio, evidenziano percentuali di scarto significativamente più basse (inferiori all’1%).

La Figura 2 (sotto) evidenzia la differenza degli input e degli output negli impianti di solo compostaggio aerobico e di quelli integrati anaerobico/aerobico, per il Lazio e per altre tre regioni del nord. Come si può vedere, nonostante la percentuale di FORSU in ingresso negli impianti di trattamento integrato anaerobico/aerobico sia preponderante, gli scarti in uscita sono irrilevanti; al contrario, nel compostaggio aerobico sono consistenti anche con FORSU in ingresso inferiore al 30%.

Figura 2. Input e output degli impianti di compostaggio aerobico e di trattamento integrato anaerobico/aerobico a confronto (2020)


FONTE: ELABORAZIONI ACOS SU DATI DEL CATASTO NAZIONALE DEI RIFIUTI, WWW.CATASTO-RIFIUTI.ISPRAMBIENTE.IT.


1. https://www.catasto-rifiuti.isprambiente.it/index.php?pg=gestimpianto&aa=2020®id=2&impid=12&imp=Lazio&mappa=4#p
2. Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti della Regione Lazio, DCR Lazio 5 agosto 2020, n. 4.

13. Secondo le indicazioni dell’Unione Europea, gli impianti integrati anaerobico/aerobico (digestione anaerobica+post-compostaggio) contribuiscono all’economia circolare?

Sì. Nell’economica circolare (EC) i rifiuti possono essere considerati input per ulteriori cicli, senza esaurimento delle risorse naturali. Infatti, materia organica, cibo e materiali di scarto di origine biologica possono rientrare nel sistema attraverso processi come la digestione anaerobica e il compostaggio.

Rispetto all’approccio EC, la strategia europea di bioeconomia (BE)copre tutti i settori economici e industriali basati sulla produzione, l’uso, la conservazione e la rigenerazione sostenibili delle risorse biologiche per produrre cibo, mangimi, materiali, energia e servizi. Ottenere bioenergia e biomateriali da fonti rinnovabili bio-based è il principio fondamentale della BE. Nonostante alcuni aspetti e obiettivi di EC e BE siano condivisi (come l’ecoefficienza, la riduzione delle emissioni globali di gas serra (GHG) e la valorizzazione dei rifiuti), le due strategie si completano a vicenda, generando un modello di Bioeconomia Circolare (BEC) che può essere la base per la piena sostenibilità delle società future2. modello di BEC integrato, la circolarità e la sostenibilità giocano il ruolo più importante. Le energie rinnovabili e le biomasse sostituiscono i combustibili fossili per cui tale approccio è caratterizzato da un bassissimo impatto ambientale. 


1. Commissione Europea (2018), Bioeconomia: il modo europeo di utilizzare le nostre risorse naturali. Piano d’azione 2018. https://doi.org/10.2777/79401
2. Mak et al. (2020), Sustainable food waste management towards circular bioeconomy: policy review, limitations and opportunities, Bioresour. Technol., Volume 297, February 2020, 122497. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0960852419317274?via%3Dihub

14. Gli impianti integrati anaerobico/aerobico (digestione anaerobica+post-compostaggio) hanno un ruolo nell’ambito della Strategia nazionale per l’economia circolare programmata dal MiTE?

Sì. Le Linee programmatiche della Strategia nazionale per l’economia circolare, pubblicate a settembre 2021 dal MiTE, fanno espressamente riferimento agli impianti di digestione anaerobica integrati con post compostaggio e upgrade per la produzione di biometano in più parti del documento1, sia in relazione alla bioeconomia per la sostituzione di combustibili fossili, sia per l’utilizzo del compost in agricoltura per il trattamento dei terreni in sostituzione di altri fertilizzanti chimici, sia per il ciclo delle risorse idriche, indicando esplicitamente l’opportunità dell’utilizzo delle acque reflue nei cicli industriali e per ulteriore produzione di biocarburanti. 


1. Strategia nazionale per l’economia circolare, Linee programmatiche, MiTE, settembre 2021.

15. Quale tecnologia di trattamento della FORSU ha un minor impatto sulla salute?

La preoccupazione per la salute raccoglie alcuni aspetti delle preoccupazioni legate alle emissioni degli impianti e all’impiego del compost nei campi, che risultano minimizzate nel caso della digestione anaerobica integrata con la fase aerobica e con l’upgrade per la produzione di biometano.

Per quanto riguarda le emissioni di trattamento, per l’anaerobico l’impatto negativo sulla salute è strettamente legato alla fase di combustione dovuta alle attività di cogenerazione in loco del biogas1; tale preoccupazione non sussiste però se il biogas, anziché essere bruciato, viene utilizzato per la produzione di biometano (mediante separazione della CO2) da immettere nella rete o da utilizzare per autotrazione, in sostituzione di analoghi combustibili fossili di importazione. È anzi dimostrato che le emissioni totali sono in questo caso nettamente migliori rispetto al compostaggio aerobico, penalizzante anche dal punto di vista delle emissioni odorigene.

Sulla veicolazione di rischi per la salute a partire dall’uso del compost in agricoltura, inoltre, l’integrazione con il trattamento aerobico del digestato garantisce il completamento della fase di stabilizzazione. Inoltre in questo senso la sicurezza non dipende solo dal tipo e dalla dimensione dell’impianto, ma dalla qualità delle matrici in entrata (nel caso dei rifiuti urbani, dalla qualità della raccolta differenziata).


1. Associazione Medici per l’Ambiente, ISDE Italia (2015), Il trattamento della frazione organica dei rifiuti urbani (FORSU), Position Paper a cura di A. Di Ciaula, P. Gentilini, F. Laghi, G. Tamino, M. Mocci, V. Migaleddu.

16. Fra il compostaggio aerobico e l’impianto integrato anaerobico/aerobico, quale tecnologia di trattamento della FORSU ha minori emissioni odorigene?

Uno studio del 2019 su diversi substrati sottoposti a compostaggio (10 substrati grezzi e 4 digestati da digestione anaerobica) mostra come il compostaggio di quelli preventivamente digestati abbia un potenziale di emissione di odori inferiore rispetto ai substrati non sottoposti preliminarmente a digestione anaerobica1.

Il forte impatto odorigeno delle emissioni generate dal compostaggio aerobico di substrati grezzi è stato dimostrato dai loro fattori di emissione di odori superiori a 1.000 OUE/g OM0. Al contrario, il trattamento aerobico dei digestati ha mostrato minori emissioni cumulative di composti e fattori di emissione di odori inferiori a 30,5 OUE/g OM0. Tale differenza è associata al maggior grado di stabilizzazione della materia organica presente nei substrati precedentemente digeriti anaerobicamente.


1. Rincòn et al. (2019), Chemical and odor characterization of gas emissions released during composting of solid wastes and digestates, Journal of Environmental Management, Volume 233, 1 March 2019, pp. 39-53.
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S030147971831418X#bib50

17. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di trattare la FORSU in impianti di grandi dimensioni piuttosto che in piccoli impianti diffusi sul territorio o ricorrendo al compostaggio domestico e di comunità?

La dimensione degli impianti previsti a Roma (due da 100 mila t/anno) consente una gestione economicamente sostenibile e può essere definita un buon compromesso rispetto alla dimensione ottimale dell’impianto ai fini dell’efficienza produttiva (che suggerirebbe di realizzare un solo impianto da 250-300 mila t/anno): si evitano così infatti sia i rischi e gli impatti di un solo grande impianto, sia i costi eccessivamente elevati derivanti da una pluralità di impianti di piccole dimensioni, con inoltre minor grado di efficienza.

Gli svantaggi derivanti da una gestione eccessivamente frammentata in tanti impianti di piccole dimensioni non riguardano peraltro solo la sfera economica, in quanto la dispersione rende più difficile la gestione e il coordinamento dei flussi di rifiuti e soprattutto rende meno efficace il monitoraggio della qualità dei processi di trattamento, delle emissioni e dei materiali in uscita.

Tenendo conto delle cattive abitudini e della bassissima qualità della raccolta differenziata a Roma, infine, risulta evidente il potenziale di rischio ambientale legato alle varie ipotesi di compostaggio domestico e di comunità, che sostanzialmente sfuggirebbero a qualunque possibilità di controllo. Sotto questo aspetto, si tenga presente che il trattamento aerobico in impianto prevede il controllo di numerosi parametri (temperatura, aerazione, umidità, etc.) da cui dipende strettamente la stabilizzazione del compost e la quantità/qualità delle emissioni. Emissioni che a loro volta negli impianti sono soggette a trattamento opportuno e che nel compostaggio domestico sarebbero al di fuori di qualsiasi possibilità di intervento, trasformandosi pertanto in una diffusa fonte di emissioni composta da numerose sorgenti puntuali all’interno del substrato urbano.

18. Quali sono le condizioni minime indispensabili di realizzazione e di gestione affinché i biodigestori previsti a Casal Selce e Cesano rappresentino delle best practice per la Capitale?

I biodigestori anaerobici con upgrade per la produzione di biometano rappresentano la soluzione tecnologica più opportuna per il trattamento della FORSU romana sotto tutti i punti di vista, condivisibile purché vengano rispettate alcune condizioni fondamentali:

  • Gli impianti di digestione anaerobica (DA) integrati con una fase di post-compostaggio aerobico permettono una migliore la qualità del compost in uscita minimizzando la fitotossicità e i rischi per la salute veicolati attraverso l’uso del compost in agricoltura;
  • Deve essere esclusa la valorizzazione in loco del biogas, che deve invece essere completamente trasformato in biometano da utilizzare per autotrazione o da immettere in rete;
  • I cittadini devono essere sensibilizzati sull’importanza della corretta separazione dei rifiuti organici (FORSU), la cui qualità è fondamentale per la qualità del compost in uscita;
  • Occorre applicare la massima trasparenza nella pubblicazione degli esiti dei monitoraggi previsti dalla normativa sulle emissioni e sulla qualità dei materiali in ingresso e in uscita dagli impianti;
  • Minimizzare l’impatto sulla viabilità locale deve rientrare fra le priorità (impiego di mezzi a basso impatto ambientale, gestione degli orari e delle frequenze di accesso, etc.).