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Audit della Corte dei Conti europea, nessun miglioramento sostanziale nella mobilità urbana sostenibile

Audit della Corte dei Conti europea, nessun miglioramento sostanziale nella mobilità urbana sostenibile

3/3/2020 in: Trasporto Pubblico

È stata pubblicata la Relazione speciale 6/2020 della Corte dei Conti europea sulla mobilità urbana sostenibile nell’UE, una delle principali sfide per le città del futuro che riguarda non solo l’efficienza dei trasporti ma anche la qualità dell’aria e la riduzione degli agenti inquinanti. Secondo quanto pubblicato dalla Corte dei Conti, a fronte dei 16,3 miliardi di euro di fondi struttutali e di investimento europei erogati dal 2014 al 2020, non ci sono stati miglioramenti significativi né «si intravedono chiari segnali di un radicale cambiamento di approccio da parte delle città» e, anche se alcune di esse hanno adottato una serie di iniziative per aumentare la qualità e la disponibilità dei trasporti pubblici, l’uso dell’auto privata non si è ancora ridotto e le emissioni di gas a effetto serra prodotte dai trasporti su strada sono costantemente aumentate in molte città, superiori alle soglie di sicurezza fissate dell’UE. La gestione sostenibile della mobilità urbana è di competenza degli Stati membri e delle città, ma, in assenza di un obbligo di legge, gli orientamenti della Commissione sono stati attuati in molti Stati membri e città solo in misura limitata, in particolare per quanto riguarda la predisposizione dei “piani urbani di mobilità urbana sostenibile” (PUMS). Le verifiche sono state condotte anche in Italia, dove nel 2017 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha emanato un decreto che impone alle città con più 100.000 abitanti di adottare i PUMS in linea con gli orientamenti della Commissione entro ottobre 2019 (termine poi prorogato di un anno) per poter essere ammissibili ai fondi nazionali per le infrastrutture di trasporto pubblico. Di conseguenza, è aumentato il numero delle città che hanno avviato il processo di adozione dei PUMS; tuttavia, in nessuna delle città visitate dagli auditor della Corte «veniva eseguita una valutazione esterna della qualità dei PUMS adottati. Il processo di adozione rischia quindi di diventare una formalità amministrativa per avere accesso ai fondi e il PUMS potrebbe non avere la qualità necessaria per promuovere un miglioramento effettivo della mobilità urbana».

Ci sono molti fattori, poi, che incidono sull’efficacia delle misure adottate. I finanziamenti europei, ad esempio, non coprono i costi di esercizio e manutenzione, che le città devono fronteggiare attraverso la vendita dei titoli di viaggio, e la scarsa disponibilità di fondi si riflette sull’età dei veicoli della flotta: in due città italiane considerate, Napoli e Palermo, l’età media della flotta è di 13,4 anni nella prima, oltre 12 anni nella seconda (dati al 2018). In molte delle città visitate, inoltre, sono ancora modeste le misure introdotte per l’uso della bicicletta né esistono ancora valori-obiettivo precisi per il numero o il tipo di piste ciclabili da costruire. Un altro problema riscontrato dalla Corte dei Conti riguarda l’uniformità e omogeneità dei dati: alcuni Stati membri, come Italia, Germania e Spagna, hanno istituito degli Osservatori sulla mobilità urbana per raccogliere informazioni utili, ma i dati raccolti non sempre coincidono con quelli forniti dai Comuni. In generale, si denota un’insufficienza di coordinamento con altri settori, come la pianificazione urbanistica, che tenga conto delle esigenze di collegamento con le zone periferiche ubicate attorno alle città.

In questo articolo si parla di: EuropaMobilità sostenibile

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