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Referendum Tpl, se ne torna a parlare dopo la sentenza del TAR

Referendum Tpl, se ne torna a parlare dopo la sentenza del TAR

28/1/2020 in: Trasporto Pubblico

L’11 novembre 2018 i cittadini romani sono stati chiamati a esprimersi (quesito 1) sulla possibilità di affidare tutto il servizio di trasporto pubblico locale - metropolitano e di superficie, su gomma o rotaia - ad altri gestori, anche più di uno, mediante gare pubbliche, e (quesito 2) sulla promozione di servizi di trasporto collettivo non di linea da affidare a imprese operanti in concorrenza. Il referendum consultivo (quindi non vincolante) in materia di trasporto pubblico locale è stato promosso dal Comitato “Mobilitiamo Roma” e tutti i numeri sulla partecipazione in esito allo scrutinio, compresi i risultati e le percentuali di affluenza, sono contenuti nel verbale delle operazioni di voto, redatto il 13 novembre 2018 dall’Ufficio Centrale per il referendum. Il documento è stato pubblicato sul sito di Roma Capitale - ma non sull’Albo Pretorio - “in data non nota e non altrimenti conoscibile”, come scritto nella sentenza n. 13825 del 3 dicembre 2018 pronunciata dal TAR del Lazio che ha accolto il ricorso presentato dal Comitato promotore. La pubblicazione del verbale non può essere quindi di per sé considerato l’atto conclusivo del procedimento referendario, come invece sostenuto da Roma Capitale, non essendo stata adottata al riguardo alcuna ordinanza né osservate le forme di pubblicità previste per tali provvedimenti, con una violazione “sul piano della trasparenza e della conoscibilità da parte della cittadinanza”. L’autorità amministrativa dovrebbe quindi procedere alla proclamazione dei risultati informando la cittadinanza del risultato che ha visto prevalere i “sì”, sebbene con un’affluenza molto bassa.


I risultati del referendum. Su un totale di 388.283 votanti (il 16,38% degli aventi diritto), al primo quesito hanno espresso parere favorevole 291.587 cittadini (i contrari sono stati 94.835), mentre al secondo quesito hanno risposto affermativamente 286.889 votanti (98.585 i “no”).

E vero che la normativa nazionale, in caso di mancato raggiungimento del quorum richiesto (33,3%), non prevede la proclamazione pubblica; ma il 31 gennaio 2018 l'Assemblea Capitolina aveva approvato una revisione del proprio statuto (DAC n. 5/2018) che apportava modifiche sostanziali tra cui l’abolizione del quorum della consultazione, conformemente a quanto espresso nel Codice di buona condotta sui referendum adottato nel 2006 dalla Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto: l’art. 10, nella nuova formulazione, recita infatti che “le proposte sottoposte a referendum sono approvate se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dal numero dei partecipanti al voto”.

In attesa che la sentenza del Tribunale venga eseguita dall’autorità amministrativa, il Consiglio del II Municipio, con Mozione n. 1/2020 del 24 gennaio 2020, sollecita la sindaca di Roma a proclamare ovvero annunciare e riconoscere ufficialmente l’esito delle consultazioni referendarie, perché “possa determinarsi pubblicamente sull’indirizzo espresso dalla comunità cittadina”.

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