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Rinnovabili: l'Europa è "sulla buona strada", Italia virtuosa raggiunge l'obiettivo 2020

Rinnovabili: l'Europa è "sulla buona strada", Italia virtuosa raggiunge l'obiettivo 2020

3/5/2019

Presentata il 9 aprile al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, la Relazione della Commissione Europea sull’avanzamento dei lavori in materia di energia rinnovabile illustra i progressi dell’Unione e dei singoli 28 Stati membri nel raggiungimento dei traguardi (ovvero obiettivi vincolanti) così stabiliti con direttiva UE 2018/2001, entrata in vigore a fine dicembre: il 20% di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo entro il 2020 (nel 2017 la quota media europea era già del 17,52%, anche grazie a un calo dei costi dell’energia proveniente da eolico e fotovoltaico) e il 32% entro il 2030. Lo scopo è raggiungere alti livelli di efficienza energetica e ridurre le importazioni di petrolio e gas (ora al 55%) creando un “mercato interno dell’energia” dove le rinnovabili ricoprano un ruolo sempre più significativo anche come fattore di crescita economica e occupazionale, oltre che nel processo di decarbonizzazione e nel contenimento dell’inquinamento atmosferico. I settori interessati sono quelli del riscaldamento/raffreddamento, dell’illuminazione e, in misura minore, dei trasporti.

Venticinque paesi hanno raggiunto o superato le rispettive “traiettorie indicative” nel periodo 2015-16 (sono tre gli Stati che hanno registrato dati inferiori: Paesi Bassi, Lussemburgo e Francia) e il quadro del 2017 si presenta piuttosto simile; l’Italia è tra gli 11 paesi ad aver già raggiunto l’obiettivo 2020 (insieme a Bulgaria, Repubblica ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Croazia, Ungheria, Lituania, Romania e Svezia), dieci sono sulla traiettoria intermedia mentre i restanti sette (Belgio, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia e Slovenia) «dovrebbero intensificare gli sforzi». Tutti e 28, comunque, hanno registrato un generale aumento di quote settoriali tra il 2015 e il 2017. Anche la produzione di energia rinnovabile (sia effettiva, sia stimata per l’anno in corso e per il prossimo) vede l’Italia attestarsi alle prime posizioni: per il 2018, ad esempio, con 5.828 ktep prodotte (tonnellate equivalenti di petrolio) il nostro paese è secondo solo alla Germania (5.976), seguita da Svezia (3.610) e Spagna (2.793), andando a costituire oltre il 22% dell’intera produzione dell’Unione.

Per quanto riguarda il settore dei trasporti, il cui obiettivo è fissato al raggiungimento del 10% di consumo di rinnovabili, un freno è rappresentato in genere «dalla mancanza di infrastrutture adeguate sia per i biocarburanti [biodiesel e bioetanolo] che per i veicoli elettrici». Ma un ostacolo è costituito anche dall’impatto negativo che la coltivazione di materie prime per la produzione di biocarburanti (principalmente colza) può avere sull’ambiente, che in larga parte dipende dalle pratiche agricole nazionali: la sostenibilità di queste colture è ora al vaglio della Commissione, che sta valutando i dati della più aggiornata letteratura scientifica e si sta orientando verso la promozione dei cosiddetti biocarburanti avanzati e altri combustibili a bassa emissione di carbonio.

In questo articolo si parla di: EnergiaEuropa

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