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Nuovo decreto sulla “Spending Review”: le ricadute sulle società pubbliche e in house

Dopo il DL 52/2012 “Disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica”, che ha istituito la figura del Commissario straordinario e fissato le norme organizzative e sostanziali cui attenersi per l’acquisizione di beni e servizi nella PA, interviene adesso il nuovo decreto-legge del 6 luglio 2012, n. 95 recante “Disposizioni urgenti per la riduzione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”.
Per quanto riguarda più direttamente l’attività istituzionale dell’Agenzia, l’art. 4 del decreto-legge introduce nuove norme per le società controllate, direttamente o indirettamente, dalle pubbliche amministrazioni (ad eccezione delle quotate e loro controllate).
Le principali disposizioni riguardano:
- il divieto alle pubbliche amministrazioni di detenere partecipazioni in società controllate, direttamente o indirettamente, che abbiano conseguito per l’anno 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore di pubbliche amministrazioni superiore al 90%. Le società a partecipazione totalitaria verranno sciolte entro il 31 dicembre 2013, ovvero, in caso di mancato scioglimento, non potranno ricevere affidamenti diretti di servizi; in alternativa, si potrà procedere entro il 30 giugno 2013 alla alienazione della partecipazione con procedure ad evidenza pubblica, con contestuale affidamento del servizio per le annualità 2014-2018. I servizi già prestati da queste società, qualora non vengano prodotti direttamente dall’amministrazione, dovranno essere acquisiti direttamente sul mercato secondo le norme nazionali e comunitarie. Queste norme non si applicano alle società che erogano servizi in favore dei cittadini.
- i consigli di amministrazione (CDA) delle società a controllo pubblico che abbiano conseguito per l’anno 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore di pubbliche amministrazioni superiore al 90%, dovranno essere composti da non più di tre membri. Di questi, due devono essere dipendenti dell’amministrazione titolare della partecipazione, in caso di società a partecipazione diretta; oppure due dipendenti della società controllante, per le società a partecipazione indiretta. Il terzo componente ha funzioni di presidente e amministratore delegato. Viene, comunque, consentita la nomina di un amministratore unico. Per le altre società a partecipazione pubblica, diretta o indiretta, il CDA potrà essere di 3 o 5 membri in funzione della rilevanza e della complessità delle attività svolte. In caso di CDA a 5 membri, vengono stabilite regole specifiche sulle deleghe attribuibili al Presidente.
- a decorrere dal 1 gennaio 2013 le pubbliche amministrazioni possono acquisire a titolo oneroso servizi di qualsiasi tipo, anche mediante la stipula di convenzioni, da enti di diritto privato (ivi comprese quindi le fondazioni e le associazioni) soltanto in base a procedure previste dalla normativa nazionale e comunitaria. In tal caso gli enti privati non possono ricevere contributi a carico delle finanze pubbliche. Restano escluse da tale disposizione le otto fondazioni istituite con la finalità di promuovere lo sviluppo tecnologico e l’alta formazione tecnologica;
- dalla data di entrata in vigore del decreto (e fino al 31 dicembre 2015) i limiti per le assunzioni previsti per le società controllanti si applicano anche alle società controllate inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione;
- sempre dalla data di entrata in vigore del decreto è fatto divieto, a pena di nullità, di inserire clausole arbitrali in sede di stipulazione di contratti di servizio intercorrenti tra società a totale partecipazione pubblica e le amministrazioni statali;
- al fine di evitare distorsioni della concorrenza e del mercato e di assicurare la parità degli operatori nel territorio nazionale, a decorrere dal 1 gennaio 2014 le pubbliche amministrazioni devono acquisire sul mercato di beni e servizi mediante le procedure concorrenziali previste dal codice appalti;
- dal 1 gennaio 2014 infine, l’affidamento diretto può avvenire solo a favore di società a capitale interamente pubblico nel rispetto della normativa comunitaria per la gestione in house, a condizione che il valore economico del servizio o dei beni oggetto di affidamento sia pari o inferiore a 200mila euro annui.