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Mobilità urbana sostenibile, le città dopo il Covid-19

Mobilità urbana sostenibile, le città dopo il Covid-19

Negli ultimi mesi le città sono state interessate da una crisi senza precedenti che ha profondamente influenzato i sistemi di mobilità con un impatto decisivo sul trasporto pubblico, “spina dorsale” dell’ecosistema della mobilià cittadina, sia nel periodo di confinamento, sia in quello dell’uscita dall’isolamento. Eltis - European Local Transport Information Service, organizzazione non-profit istituita su iniziativa della Commissione Europea, ha pubblicato COVID-19 SUMP Practitioner Briefing, un documento redatto nel mese di giugno 2020 in cui si presentano e valutano alcune tra le migliori misure sulla mobilità messe in atto nelle città europee per fronteggiare la crisi, dall’implementazione della mobilità condivisa all’incremento delle piste ciclabili “pop-up” all’ampliamento dei marciapiedi. Alcune di queste misure sono state realizzate in modalità temporanea, ma nel tempo sono destinate a diventare la nuova norma. L’analisi ha permesso di constatare che, nella maggior parte dei casi, sono state le città con un PUMS molto valido a essere in grado di rispondere più rapidamente a questa situazione di emergenza, accelerando l’attuazione delle misure di mobilità sostenibile previste: i Piani urbani di mobilità sostenibile, dove già adottati e operativi, hanno insomma dimostrato in questo particolare frangente di essere uno strumento ancor più prezioso per aiutare le città a sviluppare una visione a lungo termine di mobilità.

Le aree tematiche su cui si è concentrata la ricerca sono tre: ciclabilità/pedoni, redistribuzione dello spazio pubblico, TPL e mobilità condivisa, per ognuna delle quali sono considerate le azioni a breve, medio e lungo termine. Ecco alcune tra le buone pratiche citate. Le autorità locali di Londra hanno predisposto un piano di riduzione del traffico e dell’affollamento ampliando gli spazi attorno ad alcune stazioni della metro, che possono così essere facilmente raggiungibili a piedi o in bici. Nell’Ile-de-France sono state migliorate le infrastrutture ciclistiche e realizzati 250 km da implementare nel prossimo futuro, per raggiungere l’ambizioso obiettivo di 650 km di ciclabili. A Bruxelles è stato adottato un approccio “di vicinato” che dà priorità agli spostamenti a piedi e in bici creando un ambiente urbano più accogliente e sicuro dove la velocità massima consentita è di 20 km/h, mentre su tutte le strade cittadine, per tutto il 2021, la velocità massima sarà di 30 km/h; Bruxelles ha inoltre adottato un piano di segnali stradali che riducono i tempi di attesa per ciclisti e pedoni. Madrid ha annunciato una serie di misure per il trasporto pubblico che includono la realizzazione di altri 45 km di corsie preferenziali per autobus in tutta la città, per facilitarne la circolazione, aumentare la frequenza e consentire così il distanziamento sociale sui mezzi. Parallelamente, verrà lanciata una campagna comunicativa che incoraggia alla cortesia e al rispetto della priorità dei posti per persone con disabilità e a ridotta mobilità, donne in gravidanza e anziani. Nel documento, Roma è citata due volte: tra le città che hanno adottato un piano di mobilità ciclistica dopo il lockdown e per gli accordi stipulati con alcune compagnie di taxi per effettuare consegne e trasporto di personale medico-sanitario.

(Img via Wiki Commons)

In questo articolo si parla di: Buone praticheEuropaMobilità sostenibile

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