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Uno Sguardo Su

Uno studio della Cassa depositi e prestiti sul trasporto pubblico locale


Nel rapporto della Cassa depositi e prestiti vengono analizzate le dinamiche che interessano il Tpl, le quali sono determinanti per la crescita del paese, soprattutto in un periodo di crisi economica dove anche le inefficienze del trasporto gravano sulle finanze pubbliche.
La scelta modale dei cittadini italiani, al contrario di quanto accade nel contesto europeo, è influenzata dal fatto che il trasporto pubblico è tradizionalmente considerato un bene inferiore, anche se a seguito della crisi economica sembrerebbe essersi consolidato un nuovo modello di consumo di mobilità, in ambito sia urbano sia extraurbano, il quale penalizza gli spostamenti per ragioni ricreative e rafforza quelli legati a bisogni di vita, a ragioni di lavoro, di studio o per la gestione familiare.
In Italia manca ancora quel salto culturale che consenta di apprezzare appieno l’uso del trasporto pubblico come strumento funzionale a un miglioramento del livello di benessere sia del singolo sia della collettività; una piena consapevolezza dei benefici connessi a un maggiore e migliore utilizzo del mezzo pubblico non si ritrova in nessun livello, né individuale, né politico e amministrativo.
Se i centri urbani fossero serviti da un’offerta di Tpl efficiente, sarebbero in grado di garantire un adeguato livello di accessibilità delle aree urbane e periferiche con servizi affidabili e di qualità, attraendo una nuova domanda e avviando una fase di rilancio del settore; il Tpl dovrebbe essere posto al centro di un insieme di politiche urbane a sostegno della mobilità.
Nel rapporto, a seguito dell’analisi delle dinamiche che interessano il Tpl, vengono individuati alcuni ambiti di intervento per il rilancio del settore.
In sintesi, affinché il Tpl possa svilupparsi e diventare un settore industriale in grado di offrire sostegno all’economia nazionale, accanto agli strumenti di regolazione e governance e ad un forte commitment sulla qualità della mobilità da parte delle amministrazioni, è necessaria la piena responsabilizzazione delle aziende rispetto ai propri risultati economici (attraverso il graduale passaggio dal criterio della spesa storica a quello di un fabbisogno standard); sia il recupero del “valore economico” delle tariffe con l’adozione di misure mirate al controllo dell’evasione tariffaria.
Nello studio vengono rapportate le tariffe vigenti a Roma, con quelle delle altre capitali europee, Londra, Parigi, Berlino e Madrid. Rispetto al resto d’Europa, nella capitale le tariffe sono notevolmente inferiori, soprattutto in riferimento agli abbonamenti. A Londra, per esempio, il costo dell’abbonamento annuale supera quello di Roma di 5,7 volte e 3,9 volte il mensile, differenze che si osservano anche nel confronto con le altre capitali anche se meno marcatamente.
In generale la politica tariffaria italiana non svolge le funzioni che dovrebbe, le tariffe sono basse, poco differenziate territorialmente per fasce di popolazione, soprattutto seguono logiche che hanno poco a che fare con la politica industriale del settore; le aziende sono, ancora oggi, vincolate all’obbligo di aggiornare la tariffa solo in seguito dell’approvazione di delibere di giunta comunale.