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Uno Sguardo Su

Asili nido comunali e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia

A luglio 2013, l’Istat ha presentato i dati dell’indagine rapida sull’offerta comunale di asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia, una sorta di anticipazione dei dati che andranno poi a confluire nella più ampia rilevazione avente cadenza annuale relativa alla spesa dei comuni per gli interventi e i servizi sociali.
Per l’anno educativo 2011/2012, sono stati oggetto di rilevazione sia gli asili nido sia i nidi aziendali, i micronidi e le sezioni primavera. Inoltre sono stati ricompresi tra i servizi alla prima infanzia anche i servizi integrativi quali quelli realizzati nel contesto familiare (nidi famiglia) e i contributi per il servizio di “Tagesmutter” o la frequenza in strutture private.
L’indagine ha interessato sia gli aspetti organizzativi e di spesa per la gestione dei servizi sia gli specifici servizi erogati e il numero di utenti; i dati raccolti sono riferiti ai soli utenti delle strutture comunali o delle strutture private convenzionate o sovvenzionate dal settore pubblico, mentre sono esclusi dalla rilevazione gli utenti del privato tout-court.
Nel 2011, la spesa impegnata dai comuni per gli asili nido è stata di circa 1 miliardo e 534 milioni di euro, ma il 18,8% di tale spesa è rappresentato dalle quote pagate dalle famiglie. Fra il 2004 e il 2011, la spesa corrente per asili nido, al netto della compartecipazione pagata dagli utenti, ha mostrato un incremento complessivo del 46,4% e nello stesso periodo è aumentato del 37,9% (oltre 55mila unità) il numero di bambini iscritti agli asili nido comunali o sovvenzionati con un costo medio per bambino sostenuto dai comuni che supera i 6mila euro all’anno. La percentuale di comuni che offrono il servizio di asilo nido, sia sotto forma di strutture o di trasferimenti alle famiglie per la fruizione di servizi privati, è passata dal 38,4% del 2003/2004 al 55,1% del 2011/2012, mentre è diminuita quella coperta da servizi integrativi (dall’11,9% al 17,1%).
L’indicatore di presa in carico, ossia la quota di domanda soddisfatta rispetto al potenziale bacino di utenza (residenti tra zero e due anni), è stata del 13,4% nel 2011/2012, di cui l’11,8% è stata accolta nei nidi comunali.
Guardando alla percentuale di utenti soddisfatti dall’offerta comunale, in Italia il 56% degli utenti viene accolto in strutture comunali a gestione diretta, il 23% in strutture comunali a gestione indiretta, e il 23% in servizi sovvenzionati tramite contributi o erogazioni a copertura del costo delle rette sostenuto dalle famiglie per la frequenza in strutture private.
Tra le famiglie che rinunciano al servizio, il 35,7% giustifica tale decisione con la presenza di familiari in grado di occuparsi a casa dei bambini e/o l’assenza di problemi di organizzazione familiare, mentre solo il 9% denuncia un eccessivo costo del servizio e appena l’1,5% la lontananza o la difficoltà di raggiungere la struttura. Il 3,3% delle famiglie ha invece fatto domanda ma senza ottenere accesso al servizio.