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Uno Sguardo Su

La relazione dei 10 saggi: i servizi pubblici locali

Il 12 aprile 2013 è stata presentata la relazione finale in materia economico-sociale ed europea – definita “Agenda Possibile” – di uno dei due gruppo di lavoro (i cosiddetti 10 saggi) istituiti dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il compito di elaborare un’agenda di riforme e interventi strutturali condivisi e ritenuti necessari.
In questa relazione, tra le altre cose, si propongono misure per aumentare la concorrenza in diversi settori economici, affrontando anche i temi riguardanti i servizi pubblici locali.
Secondo i “saggi”, poiché che le politiche per la tutela della libera concorrenza stimolano lo sviluppo economico e l’efficienza, andrebbe maggiormente valorizzata la “legge annuale sulla concorrenza”, rafforzato il controllo esercitato dall’Autorità Antitrust sulle legislazioni regionali e recepita la nuova direttiva UE sui diritti dei consumatori. Una migliore informazione del consumatore potrebbe essere garantita anche tramite appositi siti pubblici (per esempio, sui prezzi giornalieri dei carburanti praticati dai differenti distributori) e i diritti dei cittadini più tutelati valorizzando il ruolo delle associazioni dei consumatori.
Particolare attenzione è posta al settore dei servizi pubblici locali (rifiuti, acqua, trasporto urbano, illuminazione, ecc.) dove attualmente prevale la formula gestionale dell’in house providing e in cui coesistono oltre a realtà efficienti anche contesti caratterizzati da risultati in perdita, con inevitabili effetti sulla finanza pubblica e sulla qualità del servizio offerto.
La relazione evidenzia che i servizi pubblici locali possiedono un forte ruolo anticiclico perché potrebbero, in momenti di crisi, catalizzare investimenti privati che, in un contesto di carenza di risorse come quello attuale, servirebbero per migliorare e mantenere le infrastrutture con indubbi benefici sulla qualità del servizio.
I “saggi” ammoniscono sull’importanza che siano comunque garantiti i diritti fondamentali e universali, visto che tali servizi utilizzano dei beni comuni (come l’acqua). Per bilanciare la presenza di privati, si rendono pertanto necessari:
1. forti poteri di regolazione delle autorità pubbliche (in particolare l’Autorità per l’energia elettrica e il gas e l’Autorità per i trasporti),
2. poteri incisivi di indirizzo e di controllo da parte degli enti locali,
3. proprietà pubblica delle infrastrutture fisiche.
I “saggi” raccomandano che l’ingresso dei privati debba avvenire in regime di concessione a seguito di gara (concorrenza per il mercato) e, quando possibile, in regime di effettiva concorrenza (concorrenza nel mercato). Nel caso in cui l’ente locale scelga di gestire direttamente il servizio, dopo un’approfondita analisi economica e finanziaria, è opportuno che sia reso vincolante il relativo parere dell’Autorità Antitrust.
La relazione inoltre evidenzia la necessità di riorganizzare gli Ambiti territoriali ottimali (ad esempio per la gestione dei rifiuti) per aumentare l’efficienza e le economie di scala; ribadisce lo status di bene comune per l’acqua evidenziando la necessità di assicurare l’accesso a tale risorsa a condizioni di favore per i cittadini a basso reddito e l’applicazione di tariffe più alte per gli usi voluttuari (per esempio, riempire una piscina). Solo in questo quadro, prosegue la relazione, si potrebbe pensare alla presenza di privati circoscritta alla gestione del servizio.