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World Bank: una panoramica mondiale sulla gestione dei rifiuti solidi

Worldbank a marzo 2012 ha pubblicato uno studio sul ciclo integrato dei rifiuti a livello mondiale. Compatibilmente con le informazioni disponibili (alcune anche molto datate, fino al 1990), il paper ha delineato un quadro della produzione e della gestione dei rifiuti nel mondo aggregando i paesi per macro-aree geografiche e per livello di reddito.
Le aree geografiche sono state individuate separando i paesi OECD (Nord America, Australia, Nuova Zelanda e Europa Occidentale), l’ex blocco sovietico, Asia orientale e isole del Pacifico, subcontinente indiano, Medio Oriente/Nord Africa, Africa sub-sahariana, America Latina/Caraibi.
Dal punto di vista del reddito sono stati individuati quattro livelli:
- basso: soprattutto stati africani sub-sahariani e alcuni dell’Asia centro meridionale
- medio-basso: Asia meridionale e subcontinente indiano, Africa centro meridionale e alcuni stati dell’America Latina
- medio-alto: la maggior parte dell’America Latina, nord e sud Africa, ex Unione Sovietica
- alto: soprattutto OECD e principali paesi arabi.
Il documento mette in luce come all’aumentare dei livelli di sviluppo e di reddito aumenta la produzione media di rifiuti pro-capite (nei paesi ricchi la produzione pro capite è più del quadruplo rispetto a quelli più poveri) e cambiano sostanzialmente la composizione dei rifiuti, le modalità di gestione del sistema, la regolamentazione e i controlli ambientali.
Se da un lato i paesi più ricchi producono più rifiuti per abitante, dall’altra gestiscono l’intera produzione e investono di più in impiantistica a basso impatto ambientale.
Seguendo il ciclo nelle sue fasi, si osserva che la composizione dei rifiuti nei paesi poveri è prevalentemente organica (fino a circa il 64%) e, parallelamente, è più contenuta la percentuale di rifiuti cartacei (5%). All’aumentare dei livelli di reddito e dei rifiuti prodotti, i residui organici diminuiscono in incidenza relativa (fino ad arrivare al 28% per i paesi più ricchi) e la frazione che aumenta di più è la carta (31%). Anche metalli e vetro aumentano, ma meno significativamente (dal 2-3% al 6-7%). Al contrario, le plastiche mantengono un’incidenza più o meno stabile (circa il 10%).
Dal punto di vista della gestione del settore, l’elemento caratteristico è la percentuale di rifiuti trattati mediante canali ‘ufficiali’, che in media non arriva al 50% per i paesi più poveri ed è invece molto vicina al 100% nei paesi più ricchi e sviluppati.
A questo aspetto si lega quello più preoccupante della destinazione dei rifiuti. Infatti, mentre nei paesi sviluppati la percentuale di discarica è in media il 43% e quella di rifiuti inviati a discariche non controllate è praticamente nulla, in tutti gli altri paesi lo smaltimento è la destinazione prevalente (dal 60% al 90%) e il fenomeno delle discariche non controllate e non messe in sicurezza dal punto di vista ambientale è molto rilevante: paradossalmente lo è meno nei paesi più poveri (13%), mentre con l’aumentare del reddito e della produzione di rifiuti, in una prima fase la destinazione prevalente diventa la discarica non controllata (che finisce per assorbire circa la metà dei rifiuti) ed è solo nella fase di sviluppo ancora successiva (paesi a reddito medio-alto) che il sistema di gestione si focalizza anche sulla tutela dell’ambiente circostante le discariche.
In generale, sistemi più evoluti e costosi di gestione sono prerogativa solo dei paesi più ricchi, dalla termovalorizzazione (complessivamente meno nociva delle discariche dal punto di vista dell’impatto ambientale totale, purché siano rispettate le norme di conferimento dei rifiuti e di filtraggio dei fumi), al compostaggio e al riciclaggio/riutilizzo. Altra caratteristica dei paesi ricchi è l’evoluzione e l’applicazione di regolamenti e controlli.
Dal punto di vista dei costi, le differenti caratteristiche del servizio implicano che nei paesi poveri i costi di raccolta incidano fino a oltre l’80% del totale, mentre la percentuale del costo di raccolta tende a diminuire fino a scendere al di sotto del 10% per i sistemi di gestione più evoluti, con una progressiva maggiore incidenza dei costi di trattamento e impiantistica.