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Servizi pubblici locali di rilevanza economica: la Consulta azzera la “riesumazione”

La Corte Costituzionale, con sentenza del 20 luglio 2012, n.199, ha dichiarato l’incostituzionalità della disciplina in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica di cui all’articolo 4 del DL n. 138/2011 e ss.mm.ii.
Tale disciplina, infatti, era stata introdotta, dopo che, con decreto del Presidente della Repubblica del 18 luglio 2011, n. 113 era stata dichiarata l’abrogazione, a seguito di referendum, dell’art. 23-bis del DL n. 112/2008, recante il precedente quadro normativo dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Ad avviso della Corte, la disciplina dettata dal richiamato articolo 4, viola il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall’articolo 75 della Costituzione.
In particolare la Corte Costituzionale ha rilevato che: “a distanza di meno di un mese dalla pubblicazione del decreto dichiarativo dell’avvenuta abrogazione dell’art. 23-bis del DL. n. 112/2008, il Governo è intervenuto nuovamente sulla materia con l’impugnato art. 4, il quale, nonostante sia intitolato “Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dall’Unione europea”, detta una nuova disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, che non solo è contraddistinta dalla medesima ratio di quella abrogata, in quanto opera una drastica riduzione delle ipotesi di affidamenti in house, al di là di quanto prescritto dalla normativa comunitaria, ma è anche letteralmente riproduttiva, in buona parte, di svariate disposizioni dell’abrogato art. 23-bis e di molte disposizioni del regolamento attuativo del medesimo art. 23-bis contenuto nel DPR n. 168/2010”.