Vai al contenuto principale
  • Home >
  • Uno Sguardo Su >
  • Raccolta differenziata e ciclo dei rifiuti a Roma: un aggiornamento

Uno Sguardo Su

Raccolta differenziata e ciclo dei rifiuti a Roma: un aggiornamento

Con DGR Lazio 13 aprile 2012, n. 162, la Giunta Regionale ha approvato le “Linee guida per la gestione delle Raccolte Differenziate dei rifiuti urbani nella Regione Lazio”.
Il documento, nelle sue parti più interessanti, analizza in dettaglio la composizione dei rifiuti urbani, indicando le filiere di recupero delle diverse frazioni, le modalità ottimali di raccolta – in base sia alla tipologia di rifiuto che al contesto territoriale ed urbanistico del luogo di produzione – e le possibili associazioni in vista della destinazione, della selezione post-raccolta e del trattamento. Vengono descritti inoltre gli strumenti amministrativi di programmazione, regolazione e gestione del servizio, le opzioni e i costi per il trasporto dei rifiuti e l’importanza della comunicazione ai fini della quantità e della qualità della raccolta differenziata.
In generale, queste linee guida rappresentano un valido supporto conoscitivo per l’organizzazione del ciclo dei rifiuti a livello comunale, fornendo anche informazioni per le singole frazioni differenziate in merito al livello di qualità media ottenibile con i vari metodi di raccolta.
A questo proposito si sottolinea che la QUALITA’ della differenziata (in termini di percentuale in peso di frazione estranea presente) è fondamentale ai fini dell’effettivo riciclaggio dei materiali separati: all’aumentare delle impurità, infatti, il corrispettivo in favore del gestore del servizio per tonnellata di materiale conferito ai consorzi di recupero diminuisce (secondo le misure stabilite nell’Accordo quadro Anci-Conai, quello attuale per il periodo 2009/2013) e, addirittura, esiste una percentuale di impurità oltre la quale i consorzi non ritirano i materiali. In quest’ultimo caso, quindi, il materiale separato, oltre a non avere alcun valore economico positivo per il gestore (e quindi per la comunità), deve comunque essere smaltito.
Le linee guida regionali, indicando le percentuali di frazione estranea statisticamente connessa alle diverse modalità di raccolta, non indicano tuttavia i livelli minimi di qualità indicati nell’Accordo Anci-Conai, per cui deve essere cura delle autorità e dei gestori locali adottare il sistema di raccolta che non solo minimizza i costi economici complessivi (costi di raccolta e di eventuale selezione delle differenziate, al netto delle possibili entrate da vendite di materiale separato), ma che tiene conto anche dei risultati in termini di sostenibilità ambientale: la possibilità di avviare effettivamente a recupero i materiali separati. Se non vengono raggiunti i requisiti minimi di qualità dei materiali separati, le raccolte differenziate diventano un duplice fallimento: dal lato economico, per via del maggior costo di raccolta e selezione e della mancata riduzione del costo di smaltimento; dal lato ambientale, per il mancato rispetto dell’obiettivo finale del ciclo dei rifiuti, ossia la minimizzazione dello smaltimento e dei residui a discarica.
Dovrebbe quindi essere più nettamente ribadito il punto cruciale per la sostenibilità del piano rifiuti regionale, essenzialmente basato sulla raccolta differenziata: l’effettiva destinazione dei materiali separati al riciclaggio e quindi il rispetto dei requisiti di qualità minima derivanti dagli accordi con i consorzi di recupero. Come più volte ribadito, la differenziazione dei rifiuti è infatti solo un obiettivo intermedio, essendo invece cruciale la possibilità di riciclare i materiali separati nel sistema produttivo. Senza questa effettiva possibilità la separazione dei materiali rappresenta solo un costo aggiuntivo e non garantisce la minimizzazione dello smaltimento in discarica.
Un orientamento più costruttivo in questo senso è emerso dal gruppo di lavoro che ha visto impegnati insieme Roma Capitale, Ama, il Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) e il Ministero dell’ambiente allo scopo di approvare un Piano di sviluppo della raccolta differenziata a Roma, finalizzato a garantire uno sbocco effettivo ai materiali separati. L’obiettivo del Piano, che dovrebbe essere approvato a breve in via definitiva, è quello di raggiungere entro il 2014 il 50% di RICICLO dei rifiuti urbani di Roma (e quindi di raccolta differenziata di buona qualità), per arrivare al 65% entro il 2016. A questo proposito, sembra quindi determinante il coinvolgimento del Conai, in quanto organo in grado di mettere in contatto i soggetti responsabili della programmazione del ciclo dei rifiuti (e della raccolta differenziata) con i soggetti che effettivamente riciclano le frazioni differenziate: nel 2011 circa la metà degli imballaggi riciclati e recuperati in Italia è passata attraverso la mediazione del Conai.
Gli obiettivi sarebbero perseguiti estendendo progressivamente la raccolta domiciliare (a maggiore resa quantitativa e qualitativa) nel territorio di Roma, fino a raggiungere almeno un milione di abitanti nel 2014, con la possibilità di arrivare eventualmente fino a due milioni in funzione del livello di differenziata raggiunta. L’estensione della raccolta domiciliare oltre i territori interessati dalla prima fase comporterebbe infatti costi unitari crescenti a causa delle specificità territoriali e delle caratteristiche abitative delle zone ulteriori, che quindi verranno prese in considerazione solo se la prima fase non consentirà di raggiungere gli obiettivi.
Emerge tuttavia una preoccupante discrepanza fra le previsioni – già impegnative – di questo Piano operativo per Roma e la via indicata dalla Regione Lazio nel Piano regionale rifiuti per l’uscita dall’emergenza (DCR 18 gennaio 2012, n. 14). Si ricorda infatti che la Regione (non presente, al pari della Provincia peraltro, nel gruppo di lavoro sulla differenziata a Roma) prevede già per il 2012 un livello di raccolta differenziata regionale pari al 65%.
Il Piano regionale inoltre prevede che il residuo indifferenziato sia avviato a trattamento meccanico biologico (TMB) per divenire, in parte (25-30%), combustibile derivato dai rifiuti (CDR) destinato all’incenerimento. Il processo nell’insieme comporta però ancora una percentuale significativa di prodotti (frazione organica stabilizzata (FOS), residui di lavorazione e scarti) la cui destinazione finale è comunque la discarica.
Al proposito, è evidente che l’imminente esaurimento della capacità della discarica di Malagrotta – il cui funzionamento, secondo le dichiarazioni del Commissario delegato per l’emergenza, dovrebbe essere definitivamente interrotto entro dicembre 2012 – in assenza di accordo sulla scelta di un sito alternativo aggrava la posizione emergenziale della regione in generale e dell’area romana in particolare.