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Uno Sguardo Su

La “nuova” disciplina dei servizi pubblici locali

A distanza di pochi mesi dal referendum abrogativo che ha determinato la caducazione dell’art. 23-bis L. 133/2008 s.m.i. e del relativo Regolamento attuativo (D.P.R. 168/2010), la manovra aggiuntiva varata dal Governo con il D.L. 138/2011, recante “Ulteriori misure per la stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo”, pubblicato il 13 agosto 2011 e convertito con L. 148/2011, torna a disciplinare la materia dei servizi pubblici locali di rilevanza economica in conformità con la disciplina dell’Unione europea.
In particolare la nuova disciplina prevede che, relativamente all’in house, gli enti locali verifichino (entro il 13.08.2012), in via preliminare e con cadenza periodica, la possibilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali e limitare i diritti di esclusiva “alle ipotesi in cui, in base ad un’analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risulti idonea a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità” (art. 4, comma 1). All’esito della verifica, l’ente locale adotta una delibera - quadro - pubblicata e trasmessa all’AGCM - che illustri l’istruttoria compiuta ed evidenzi, per i settori sottratti alla liberalizzazione, le ragioni e i benefici derivanti dal mantenimento di un regime di esclusiva del servizio.
In ogni caso, le società “in house” affidatarie dirette della gestione di servizi pubblici locali sono assoggettate al patto di stabilità (art. 4, comma 14) e, come anche le società miste, alle regole in materia di acquisto di beni e servizi di cui al Codice dei contratti pubblici. Inoltre, gli affidamenti in house sono ammessi, in deroga ai principi di gara, solo se il valore economico dell’affidamento non supera i 900.000 euro annui in relazione al valore economico del servizio oggetto dell’affidamento e sono consentiti solo per società a capitale interamente pubblico che rispettino i requisiti comunitari (art. 4, comma 13).
Quanto alle altre modalità di affidamento dei servizi pubblici locali, la nuova disciplina prevede la possibilità per l’ente locale di ricorrere alla gara a “doppio oggetto” che, deve avere ad oggetto al tempo stesso la qualità di socio – cui deve essere conferita una partecipazione non inferiore al 40% - e l’attribuzione di specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio (art. 4, comma 12).
La gestione mediante gara a doppio oggetto però ha dei limiti sul piano geografico (divieto di extra-moenia per l’aggiudicatario, ma è fatta salva la partecipazione alla prima gara successiva alla cessazione del servizio - art.4, comma 33) e sul piano operativo concreto (le società miste sono soggette alle regole in materia di acquisto di beni e servizi di cui al Codice dei contratti pubblici) (art. 4, commi 14 e15).
La terza modalità di affidamento prevede il conferimento della gestione in via ordinaria tramite procedure ad evidenza pubblica nel rispetto dei principi comunitari e dei principi generali in materia di contratti pubblici (art. 4, comma 8). Quanto poi al contenuto del bando di gara, le nuove norme ripropongono le prescrizioni già contenute nel Regolamento attuativo dell’art. 23-bis (il divieto di considerare come elemento discriminante nella valutazione delle offerte la disponibilità delle reti, degli impianti o di altre dotazioni patrimoniali non duplicabili a costi sostenibili ed essenziali per il servizio; l’obbligo di stabilire che i requisiti siano proporzionati alle caratteristiche e al valore del servizio; la necessità che la durata dell'affidamento non superi il periodo di ammortamento degli investimenti in immobilizzazioni materiali previsti nei capitolati di gara a carico del soggetto gestore; la facoltà di esclusione di forme di aggregazione o di collaborazione tra soggetti che possiedano singolarmente i requisiti di partecipazione; l'adozione di carte dei servizi). In caso di servizio messo a gara, l’aggiudicatario potrà svolgere il servizio presso altri enti locali.
Fatte salve le procedure di affidamento già avviate all’entrata in vigore del decreto, il legislatore introduce un regime transitorio per gli affidamenti non conformi alla nuova disciplina: al 31 marzo 2012 cesseranno gli affidamenti diretti relativi a servizi il cui valore economico sia superiore a 900.000 euro annui; al 30 giugno 2012 cesseranno le gestioni affidate direttamente a società a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la scelta del socio privato sia avvenuta con gara che non abbia avuto ad oggetto anche l’attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio. Cesseranno invece alla scadenza prevista nel contratto di servizio: (i) le gestioni affidate direttamente a società a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la scelta del socio privato sia avvenuta con gara avente ad oggetto la qualità di socio e l’attribuzione dei compiti operativi; (iii) gli affidamenti diretti esistenti alla data del 1° ottobre 2003 a favore di società a partecipazione pubblica già quotate in borsa a tale data (comprese le società da esse controllate ai sensi dell’art. 2359 c.c.), a condizione che la partecipazione pubblica si riduca, anche progressivamente a una quota non superiore al 40% entro il 30.06.2013 e a una quota non superiore al 30% entro il 31.12.2015.
Conformemente alla volontà referendaria, inoltre, il regime delle esclusioni dall’ambito di applicazione della disciplina generale di cui all’art. 4 in esame viene esteso ricomprendendovi anche il servizio idrico integrato, oltre il servizio di distribuzione di gas naturale, il servizio di distribuzione di energia elettrica, il servizio di trasporto ferroviario regionale e la gestione delle farmacie comunali (art. 4, comma 34).