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Uno Sguardo Su

Acqua erogata e persa, i dati del Rapporto Istat SDGs 2019

Ad aprile 2019 l’Istat ha pubblicato il secondo Rapporto sugli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs, Sustainable Development Goals) adottati con l’Agenda 2030 il 25 settembre 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. I 17 obiettivi, suddivisi in 169 sotto-obiettivi, riguardano temi focali quali la riduzione della povertà e delle disuguaglianze, sviluppo sociale ed economico, parità di genere, salute e benessere, ambiente ecc. In questa seconda edizione, l’Istat ha presentato un aggiornamento e un ampliamento degli indicatori arrivando a fornire un set di 123 indicatori e 303 misure statistiche nazionali, per 175 delle quali è stato possibile fornire anche le disaggregazioni regionali, con un capitolo dedicato interamente alle regioni.
In sintesi, questi sono i dati per l’Italia rispetto a ciascuno dei 17 obiettivi: la popolazione a rischio povertà o esclusione sociale è pari al 28,9%, in diminuzione rispetto all’anno precedente; un bambino su tre dai 6 ai 10 anni è in sovrappeso, ma la tendenza è in miglioramento; i valori di mortalità neonatale e infantile sotto i cinque anni sono tra i più bassi in Europa; l’Italia è ancora agli ultimi posti in Europa per numero di laureati, con un tasso di abbandono che si attesta per il secondo anno consecutivo al 14,5%; diminuisce la violenza contro le donne ma aumenta la gravità delle aggressioni, anche estreme; sempre in tema di sicurezza, il tasso di omicidi si riduce per gli uomini, mentre rimane stabile per le donne; crescono l’estensione e la densità dei boschi, che ricoprono il 31,6% del territorio nazionale; la maggior parte degli stock ittici presenti nei nostri mari è in sovra sfruttamento, che deve essere contenuto per rientrare nei livelli biologicamente sostenibili; le emissioni di anidride carbonica sono in diminuzione dal 2005; nel 2017 è esposto al rischio frane il 2,2% della popolazione e il 10,4% a rischio alluvioni; l’Italia è in posizione virtuosa nell’Ue per il contenuto consumo di risorse naturali, che però torna a crescere nel 2017 con notevolissime disparità regionali; la riduzione del livello di inquinamento atmosferico subisce una battuta d’arresto, ma prosegue la diminuzione della quota di rifiuti urbani conferiti in discarica, scesa al 23,4% nel 2017; si riduce la spesa pubblica per la protezione delle biodiversità e dei beni paesaggistici di circa 20 euro pro capite negli ultimi 10 anni; per quanto riguarda la quota di reddito nazionale lordo destinata agli aiuti pubblici e allo sviluppo, in Italia continua a crescere anche nel 2017, ma rimane lontana dai target al 2030 stabiliti dall’Agenda; i redditi, soprattutto quelli più bassi, sono ulteriormente in flessione dal 2008, a causa della crisi economica, il cui effetto negativo si arresta solo nel 2016 quando torna a crescere il reddito delle famiglie in totale del 2,7%; nel sistema produttivo, in costante trasformazione, diminuisce l’incidenza del settore manufatturiero e cresce quella delle imprese che introducono innovazioni tecnologiche; torna a crescere il contributo delle fonti rinnovabili sul consumo complessivo di energia, ma la quota di popolazione che dichiara di avere problemi a riscaldare la propria abitazione si mantiene ancora alta, al di sopra dei valori pre-crisi e su livelli doppi rispetto alla media europea.
Nella sezione dedicata all’obiettivo n. 6, Acqua pulita e servizi igienico-sanitari, vengono presentati i numeri relativi agli sprechi d’acqua potabile rispetto alla quota immessa in rete, e il risultato è fortemente penalizzante per il nostro paese: l’Italia, infatti, presenta il maggiore prelievo di acqua per uso potabile pro capite tra i 28 paesi dell’Unione, 156 metri cubi per abitante (dati al 2015); dei 9,5 miliardi di metri cubi d’acqua prelevati alla fonte, solo 8,3 sono stati immessi nelle reti comunali e 4,9 sono stati erogati agli utenti, corrispondenti a 220 litri per abitante al giorno. Ne emerge un netto peggioramento dell’efficienza della rete di distribuzione il cui indicatore è rappresentato dal rapporto tra acqua erogata agli utenti per usi autorizzati e acqua immessa in rete (la quota è infatti scesa dal 62,6% del 2012 al 58,6% del 2015). Nel 2018, inoltre, circa una famiglia italiana su 10 (il 10,4%) ha segnalato irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nelle proprie abitazioni; le regioni dove si raggiungono i livelli più allarmanti sono la Calabria, dove questo disservizio è stato lamentato da quasi il 40% delle famiglie, seguita da Sicilia (29%), Molise, Campania e Sardegna (18%), Abruzzo (16%) e Lazio (14,4%). La percentuale di acqua erogata e persa, invece (dati sempre al 2015), registra il valore più alto in Basilicata (56,3%), Sardegna (55,6%) e al terzo posto il Lazio, con il 52,9%, mentre la regione più virtuosa è la Valle D’Aosta (18,7%). Nel dettaglio, le città con il più alto spreco di acqua risultano in prima posizione Frosinone, con il 78,9% di acqua erogata e persa, e Latina (71,8%), mentre in coda si attestano Milano, Mantova e Aosta con, rispettivamente, il 20, il 19,7 e il 18,7%. Roma registra una percentuale di sprechi pari al 46,9%, superiore di 5,5 punti rispetto alla media nazionale (cfr. anche i dati pubblicati dal Sole 24 Ore, 12 maggio 2019). Ancora per quanto riguarda la nostra regione, sono il 28,9% le famiglie che non si fidano a bere l’acqua del rubinetto (in linea con la media nazionale del 29%), mentre il trattamento delle acque reflue raggiunge il 67% contro una media nazionale che si attesta al 59,6%. Inferiore alla media, invece, la percentuale di corpi idrici che hanno raggiunto l’obiettivo di qualità ecologica sul totale delle acque superficiali (il 37,8% contro il 41,7%). Il Lazio, infine, presenta il 3,36% di zone umide di importanza internazionale rispetto al totale nazionale, pari a 2.713 ettari (dati Ispra 2018). Si tenga tuttavia conto che, a livello regionale, le differenze di performance tra servizi idrici per uso civile dipendono, oltre che da un diverso assetto gestionale, anche dalle differenze geografiche e morfologiche del territorio che determinano la disponibilità d’acqua e la maggiore o minore vulnerabilità a fenomeni di carenza idrica che ne conseguono. Le ragioni dell’alta percentuale di dispersione dalle reti di adduzione e distribuzione sarebbero da rintracciare, invece, nell’obsolescenza delle reti, nei consumi non autorizzati, nei prelievi abusivi e infine negli errori di misura dei contatori.
L’acqua è considerata una risorsa rinnovabile che viene restituita in natura in qualità peggiore rispetto a quando è stata prelevata, ed è per questo che si rende necessaria, per garantirne la disponibilità in tutti gli ambiti di utilizzo, una adeguata programmazione della reiterabilità del ciclo che comprende i trattamenti a cui è sottoposta l’acqua che viene reimmessa nell’ambiente; da questi, infatti, dipende la possibilità di ottenere nuovamente acqua utilizzabile in modo sicuro. Nel 2015, in Italia sono in esercizio 17.897 impianti di depurazione delle acque reflue urbane, ma in ben 342 comuni, in cui risiedono circa 1,4 milioni di persone (il 2,4% della popolazione totale), il servizio di depurazione è assente; in Sicilia si registra il sistema depurativo meno adeguato, garantendo un trattamento pari a poco meno del 44% del potenziale generato sul territorio, mentre nella provincia autonoma di Bolzano questo valore raggiunge quasi il 100% e nel Lazio si attesta tra il 60 e il 70%, in miglioramento nel periodo 2010-15 e sopra la media nazionale.
(fonte Istat)
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